In periodi di crisi bisogna migliorare le qualità dell’azienda: non attendere, ecco come si fa

Come si potrebbe comprendere la qualità di un’azienda, oppure semplicemente quali sono i suoi punti deboli e quelli di forza?

In termini commerciali e di marketing spetta a ciascun imprenditore questa valutazione, ma la vera forza di un’impresa è data dal suo Bilancio: questi sono i veri raggi X che non lasciano più adito ad opinioni.

Ogni Bilancio di esercizio è strutturato per sezioni, noi italiani siamo troppo abituati a trovare conferme alla voce ricavi senza indagare troppo su quello che accade sotto. È un grave errore, perché ciò che sta sotto è la vera essenza dell’operato di ogni azienda sul mercato.

A dire il vero un solo Bilancio (un solo esercizio) non può soddisfare la consapevolezza della qualità di un’azienda perché è il suo storico che traccia in modo evidente un andamento.

Troppe volte capita che, presi dalla curiosità, si scarica un bilancio dalla Camera di Commercio e si chiede ad un commercialista di analizzarlo; meglio che niente può essere già un modo per controllare sé stessi, oppure la concorrenza, ma non è il miglior modo di svolgere un’analisi.

Prendiamo, ad esempio, gli ultimi anni: in questo periodo stanno finalmente iniziando ad essere pubblicati i risultati dell’anno 2021, il quale è stato nettamente influenzato dalla pandemia, il quale a sua volta è stato anomalo per definizione.

Insomma, un solo anno non è sufficiente per analizzare la storia di un’azienda, un trend triennale è minimo ma già sufficiente, quello quinquennale traccia una chiara idea della qualità delle strategie di un’azienda.

Eppure, i manager ma anche gli imprenditori non sono così appassionati attorno al tema delle analisi dei Bilanci, ed una ragione probabilmente c’è: la difficoltà dell’argomento è ovviamente il punto principale di questo poco interesse, così come gli strumenti di analisi: cento pagine di relazione annuale per ogni impresa sono indigeribili per chiunque di buona volontà.

Però, a conti fatti, nessuno sa nulla del mercato che affronta quotidianamente, e per tale ragione si entra nel merito della qualità commerciale e di marketing della concorrenza senza avere chiari i risultati che si ottengono.

Il benchmarking è un valido strumento che permette di aiutare una qualsiasi azienda a migliorare con continuità i propri processi interni, apprendendo dall’esperienza dagli altri.

Il termine inglese benchmarking è traducibile con “parametro di riferimento” e definisce lo standard con cui rapportarsi.

Fu la Xerox, nel 1979, ad introdurre nell’industria contemporanea il concetto di benchmarking. Mai in precedenza si era pensato di migliorare i processi aziendali studiando e imitando le soluzioni più brillanti escogitate da altri. Oggi invece moltissime aziende dispongono di reparti dedicati al benchmarking, diretti da manager specializzati in questo campo, sebbene nel mondo della GDO (un po’ meno nel mondo dell’industria di produzione) questa pratica sia ben poco praticata.

In pratica vedere cosa fanno gli altri serve a valutare i propri processi operativi per individuare i punti di forza e debolezza dell’azienda; occorre, in particolare, studiare le organizzazioni leader che operano con particolare efficienza e confrontarsi con esse al fine di ottenere informazioni utili per migliorare le proprie performance o per proteggere i propri punti di forza.

Gli studi di benchmarking mettono in luce il divario tra risultati attesi e risultati effettivi sul piano concorrenziale spronando l’azienda a migliorare nei punti più critici. Individuando il benchmark gap, ovvero la differenza che separa l’azienda dal top di settore o anche dalla media del settore, essa comprende il proprio posizionamento competitivo rispetto ai concorrenti: ad esempio le aziende di produzione più efficaci mettono a punto i nuovi prodotti in tempi anche due volte e mezzo inferiori rispetto alla media di settore, e a metà costo.

Tutto perfetto, ma la domanda da farsi è: come si fa a svolgere questi studi? Bisogna studiare centinaia di pagine per ogni Bilancio e poi fare un riassunto?

No: GDONews dentro il pacchetto del suo abbonamento PREMIUM permette l’utilizzo di una web app che si chiama, appunto, Benchmark On Line e che fa tutto questo lavoro senza che nessuno debba studiare centinaia di pagine.

Tutti i fornitori principali della GDO sono stati inseriti dentro la applicazione che permette di scegliere la categoria merceologica e, all’interno di essa, sino a dieci (10) aziende da mettere a confronto.

Anche la GDO è presente con i suoi Bilanci, circa 5.000 tra i Cedi (tutti) e gli affiliati (la maggior parte). Mettere a confronto gli affiliati è importantissimo per comprendere la qualità di un Cedi, ad esempio.

In pochi secondi viene prodotto un documento, stampabile anche in PDF, che mette a confronto i grafici su una serie di parametri fondamentali (crescita, redditività, efficienza e solvibilità) per comprendere quanto sopra scritto.

Nel PDF scaricabile qui sotto un esempio.

Chi volesse saperne di più, un nostro consulente le può spiegare nel dettaglio le funzionalità dell’applicazione, ci scriva oppure compili la form per avere un serio approfondimento su queste attività.

Per informazioni scrivi a commerciale@gdonews.it, telefona allo 051/082.87.98 o compila il modulo per essere contattato:

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